sabato 3 dicembre 2016

{Le Solitarie} Anima Bianca - Ada Negri

Rosanna ha un solo sogno: diventare maestra dei piccini di prima elementare del suo paese. E per fortuna ce la fa! Certo peró che faticona! :D Ha preso il diploma magistrale con tutti "sei" e di storia, matematica, letteratura non sa un'acca che sia una.
Davanti alla Divina Commedia rimaneva terrorizzata come un uccelletto immobile sul ramo, vinto dalla fissità magnetica degli occhi dello sparviero, che gli piomba addosso a rapidi giri concentrici.

Comunque, dicevo, ce la fa. Ritorna al suo paesino bello dove la cattedra giá l'aspetta. Rosanna adora tutti i suoi scolari e gli scolari adorano lei.
Quando vedeva che i fanciulli erano stanchi, distratti, irrequieti, si metteva a raccontar favole, seduta in mezzo a loro sull'angolo d'un banco, colle mani incrociate sul grembo e le spalle un po' curve, nella loro gracile linea rimasta adolescente. Ingenue favole, semplici e bianche come l'anima sua; che i fanciulli bevevano a bocca aperta, immobili sotto il fascino di quegli occhi d'aria, di quella voce d'aria.

Un racconto dai personaggi dolcissimi..
Paoluccio De Giuli, lo zoppetto dal furbo musino di scoiattolo, tornava spesse volte a casa con un'ombra di febbriciattola.

..e dall'ambientazione da fiaba dei fratelli Grimm:
Silenzio selvaggio: solitudine d'acque: solitudine di foreste. Ma ella non temeva di nulla. Era di quella terra, ne conosceva ogni albero, ogni macchia.

E poi di colpo un giorno viene assalita:
In un nebbioso crepuscolo di novembre, la signora maâstra tornava, sola, dalla Cascina Rossa. – Cric-cric – facevano sotto i suoi piedi le foglie morte. Pensava: «Il bosco è un letto di foglie morte....» D'un balzo, qualcuno le fu sopra.


Qui il racconto si fa nero e tetro. Non adatto a tutti. A me sinceramente ha turbato perché proprio non me lo aspettavo.
Rosanna non si sentiva piú degna de' suoi bambini. Sul corpo e sull'anima qualcuno le aveva gettata una veste infame. Non poteva piú rimanere al suo posto, vivere accanto ai fanciulli, splendere della loro luce, parlar loro del bene, della bontà, della speranza, delle bellezze terrene e celesti. Non v'era bene, non v'era bontà, non v'era speranza: non rimaneva che lasciarsi cadere a terra, sotto le ruote d'un carro, e morire.

Il finale cosí conclusivo mi fa pensare che i personaggi della Negri nascano e muoiano con le loro storie. Questa é stata senz'altro una storia molto forte e triste, perché parla di eventi inaspettati che rovinano la vita per sempre. Quasi fosse una macabra favola in cui a vivere felice e contento é il cattivo di turno.

Al prossimo racconto,
Beatrice.

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